Abbazia di San Nicolò

Descrizione

Nel medioevo lo chiamavano collis de ficu nigra, il colle del Fico Nero: è lì che nell’XI secolo sorse l’abbazia di San Nicolò, citata per la prima volta in un documento storico risalente al 1036

 

Poco dopo l’abate in carica decise di cederne il controllo all’Abbazia di Farfa, ottenendone in cambio la protezione. Si aprì così un periodo di pace e prosperità, interrotto nel 1228 dalle scorribande di Federico II che provocarono al monastero ingenti danni. Alla fine del XIII secolo il complesso fu perciò ricostruito, e la chiesa subì delle importanti modifiche: l’abside fu trasformata da semicircolare a quadrata, e vennero costruite la facciata e la torre campanaria.

 

L’abbazia torno a prosperare, ma anche questo periodo fu seguito dal declino: ceduta a Spoleto, venne abbandonata e cadde in rovina. Agli inizi del XIX secolo l’edificio era parzialmente crollato, e nel 1910 il portale fu asportato per timore che facesse la stessa fine; fu venduto a un antiquario statunitense, ed esposto al Metropolitan Museum di New York. Lo scultore romano Fernando Onori ne realizzò in seguito una copia estremamente fedele che venne reinstallata al suo posto.

 

Il portale è in pietra finemente scolpita, e presenta una decorazione asimmetrica, diversa sui due piedritti e sull’architrave che li sormonta. L’interno è a tre navate, diviso da colonne con capitelli di diversi stili; la copertura è a capriate in legno.

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Dove: San Gemini
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