Museo delle Mummie

Descrizione

Sul finire del XV secolo Ferentillo conobbe un momento di splendore quando i Cybo, nobile famiglia di origini genovesi, ne divennero signori e mecenati. Uno dei progetti urbanistici da loro voluti fu la costruzione di una nuova chiesa dedicata a Santo Stefano, edificata nel borgo di Precetto

 

L’area che venne scelta per il progetto ospitava già una chiesa medievale, risalente al XIII secolo. La vecchia costruzione non venne demolita, bensì divenne la base della nuova: rimase sotto le fondamenta, e venne utilizzata da allora come cripta sepolcrale. Dal XVI secolo in poi, per anni e anni, vennero tumulati nella cripta tutti i defunti di Precetto.

 

Nel 1806 un editto napoleonico, esteso anche all’Italia, vietò le sepolture all’interno delle mura cittadine. Qualche decennio più tardi (certamente dopo il 1871, data dell’ultima sepoltura documentata) venne ordinata la riesumazione dei corpi già sepolti all’interno della cripta, e fu allora che ci si rese conto che alcuni di essi avevano raggiunto un perfetto stato di mummificazione. Le parti molli dei cadaveri si erano completamente essiccate, e in alcuni casi erano rimasti intatti le unghie, i denti, la barba e i capelli, e persino i vestiti che i defunti indossavano al momento della sepoltura.

 

Alla fine del XIX secolo molti studiosi dell’epoca raggiunsero Ferentillo per studiare il fenomeno. Dalle analisi chimiche del suolo emerse una composizione di sali di calcio, calcare e argilla; si ipotizzò che l’igroscopia del terreno, unita alla ventilazione continua dell’ambiente e alla presenza di batteri, avesse favorito la disidratazione dei corpi e agevolato così il processo di mummificazione. 

 

Verso lo stesso periodo venne creato il Museo, che con il passare degli anni divenne però inadatto ad ospitare le mummie a causa dell’aria umida che rischiava di comprometterne la conservazione. Nel 1992 fu quindi rinnovato, con l’introduzione di nuove teche espositive nelle quali vengono custoditi i reperti. Ad oggi si possono contare 24 mummie tra uomini, donne e bambini, 10 teste e più di 270 teschi.

 

Le informazioni raccolte dai racconti della gente del luogo, e dagli archivi ecclesiastici dei frati che per secoli furono responsabili della cripta, hanno permesso di ricostruire le storie di alcune delle mummie. Tra di esse vi sono i due “sposi cinesi”, che la leggenda vuole siano giunti a Ferentillo mentre erano in viaggio per il Giubileo del 1750 e siano periti insieme, della stessa malattia, prima di poter tornare a casa; una giovane donna morta di parto, seppellita assieme a quello che sarebbe stato il suo bambino; due soldati napoleonici, torturati e impiccati durante la Campagna d’Italia per ragioni rimaste ignote. 

 

Nella cripta sono ancora visibili elementi architettonici della vecchia chiesa medievale da cui tutto ha avuto origine; e, all’entrata del museo, un’iscrizione ammonisce i visitatori:

 

«Oggi a me, domani a te,
io fui quel che tu sei,
tu sarai quel che io sono.
Pensa mortal che il tuo fine è questo
e pensa pur che ciò sarà ben presto.»

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Dove: Ferentillo
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